Cerca gli argomenti su questo blog

martedì 19 novembre 2013

Le PETTOLE STATTESI di Nonna Marina


La ricetta delle pettole stattesi di nonna Marina (e di una sua cognata che vuol mantenere l'incognito)

Vi proponiamo la ricetta delle genuine e casalinghe  pettole stattesi, corredata da alcuni utili consigli. La stessa ricetta, è rivolta alle giovani frequentatrici di queste pagine, mentre è del tutto ovvio, che trattandosi di una ricetta tradizionale, per le loro madri, sarà superflua. (Però .. non si sa mai  :)  ). La parte in rosso, fa parte dei "consigli"
 Premettiamo che si tratta della ricetta base,  perché poi, ognuno può portare le varianti che preferisce, specie nelle versioni salate che poi accenneremo.


Ingredienti :

Farina 1 Chilogrammo. Consiglio: meglio metà, farina tipo zero e metà doppio zero.

Lievito di birra 1 Tavoletta. Consiglio: Si  può usare il lievito “madre” (lievito naturale) occorre però aumentare i tempi di lievitazione.

Acqua 1 litro circa

Sale i cucchiaino

Zucchero 1 cucchiaino abbondante.


1) In una coppa capiente versare l’intera farina, fare al centro una “fontana” e versare il lievito e, man mano aggiungere acqua tiepida e "lavorare e lavorare" energicamente con la mano", ottenendo così un impasto piuttosto molle; aggiungendo anche il cucchiaino di sale.
Consiglio: Noi, impastiamo, col metodo tradizionale, cioè "a mano",  ma chi si vuol cimentare con l'impastatrice o col "Bimbi", sappiate che non è un "peccato mortale" e, lo si può fare tranquillamente purchè si sia pratici.





La pasta ben lievitata, deve presentarsi più o meno così

2) Coprire tutto con una pellicola per alimenti, un canovaccio di bucato ed una coperta di lana. Far riposare in un luogo tiepido per almeno due o tre ore, fino a quando raddoppia di volume.

Consiglio:
Per capire che la pasta sia ben lievitata, in superficie dovranno notarsi delle “bolle”.

Pasta ben lievitata


3) Prendere un tegame da friggere con i bordi alti, onde evitare che l’interno delle  pettole restino crude e procedere alla frittura in abbondante olio bollente.

Consiglio: Quando la pasta è lievitata, nel momento di friggere NON rimpastatela né rigiratela, ma col cucchiaio, prendetene un po' alla volta e friggete.


Consiglio
per chi non frigge con la "friggitrice": per assicurarsi che l'olio, abbia raggiunto la giusta temperatura, col dorso di un cucchiaio di legno assicurarsi che l’olio sfrigoli  intorno al cucchiao, 
se invece, l'olio "sfrigola" eccessivamente,  a causa della temperatura dell'olio troppo forte, abbassare un po' la fiamma per non "bruciare" le pettole".



4) Per chi non è tanto pratico di cucina, suggeriamo come friggerle:
Con un cucchiaio bagnato appena di olio*, prendere un po’ d’impasto e, con un dito (anch’esso bagnato), far scivolare la pasta nell’olio. Se l’olio è abbondante, le pettole tendono a rigirarsi da sole (altrimenti rigirarle col il ragnetto da frittura). Risulteranno ben cotte quando saranno ben dorate.
(*Consiglio  suggerito da "Arte Doriana" amica di FB; Grazie Doriana)


Le pettole sono così pronte per essere servite: calde, leggere, così “al naturale” molto buone, oppure, da inzuppare col “vincotto”, o da cospargere di zucchero o di miele.


Le pettole "al naturale" e caldissime sono le più buone, ad ogni modo se proprio volete accontentare qualcuno dai gusti più "complicati" potete realizzare le pettole salate.

In questo caso, nella coppa con la pasta lievitata, poco prima di friggerle, potete aggiungere gli ingredienti che volete incorporare: amalgamare il tutto e, al momento di friggerle, col cucchiaio si “prenderanno” anche gli ingredienti mescolati nella pasta” .

Gli ingredienti che si possono aggiungere alla pasta, nella versione salata possono essere i più vari e dipendono dai gusti. Ad esempio, pezzi di baccalà, acciughe salate,  pezzi di cavolo lesso o  i più "moderni" (si fa per dire)  wurstel, olive o pezzi di parmigiano, capperi , tinno, pomodorini etc a seconda dei gusti e fantasia, facendone una specie di minipanzerotti.

Consiglio per chi vuole usare il baccalà: Se volete usare i "prezzi di baccalà", questi devono essere ben spinati e a pezzi piccoli per favorirne la cottura; inoltre è opportuna "abbassare" un po' il fuoco affinché lo stesso baccalà ,abbia il tempo di cuocersi insieme alle pettole".

La ricetta è stata "applicata" anche questa sera (22 Nov 2013 S.Cecilia alle ore 19), con due "pettolate": una con pettole semplici e l'altra con delle pettole salate molto semplici e gustose:


Le pettole semplici

Dopo aver fritte le pettole semplici, col resto dell'impasto abbiamo deciso di realizzare le "pettole salate".

Ecco i semplici ingredienti, aggiunti all'impasto rimasto. (Sono ingredienti, che mi trovavo lì per lì, a portata di mano).
Pezzetti di pomodorini eventualmente spellati, acciughe, capperi, olive verdi e neri, qualche fogliolina di basilico e origano fresco (va bene anche quello secco); ho aggiunto questi ingredienti all'impasto mescolando e friggendo .. ed ecco il risultato:


Il momento della frittura


Il momento della frittura



Le pettole salate calde e  ..   pronte ...

Buona "pettolata" da "Nonna Marina" e da "Sua Cognata" (che vuol mantenere l'anonimato, ma "forse" l'hanno già individuata  :)  )




APPENDICE dell''ANNO 2016: Una poesia dialettale di Gino Del Giudice su Santa Cecilia e le pettole.


SANDA CECILIJE E L'ARDORE DE LE PETTLE

Ijòsce ijé Sanda Cécilije,
e ggijà stème 'a vicilijee
che le péttle e 'a pastòrèle,
ne sentime quèse a Natèle.
Mùseciste e mùsecande,
fànne fèste a chésta Sande,
ma 'a passijòne d'ogne anne,
sò le péttle ca se fanne.
Péttle tònne none chijatte,
ne le mangème tutte a Statte,
bbélle, calle, appéne fritte,
ijnde 'a véndre ònne a scì dritte.
No assé còtte, manghe crùte,
none mosce, nè tenute,
bbèlle calle, quèse bbòllénde,
d'a farine 'u guste à sénde.
Che n'a fédde de sazizze,
cchijù megghije te fèsce arrizze,
e c'u zuccre, mégghjie angòre,
chiste péttle sò n'amòre.
Sij 'a sére ca matine,
qualche chile de farine,
che n'a ìndicchije de luète
'u 'mbaste s'à preparète.
Pèttle bbèlle, genuine,
addò 'nzécche buone 'u vine,
sò marchète, sò spéscijèle,
sò 'u profume de Natèle.
Che le péttle calle 'nnande,
diche "augurije a tutte quande"
de salute e d'ogne bbéne
p'u Natèle ca sté vvéne.
Gino Del Giudice


 Per contattare il blogger dinodelgiudice@gmail.com
Per la pagina principale del blog cliccare QUI
Per le pagine di "Cucina stattese" QUI


lunedì 18 novembre 2013

Gino: Profumo di Natale: S.Cecilia, Pastorale, musica natalizia



 




Il profumo del Natale


Una riflessione di Gino Del Giudice sulla “musica Natalizia”, sulla “Pastorale”,  “sull’atmosfera”  (appunto: il “profumo” del Natale stesso)  e sull'origine di “Santa Cecilia Patrona dei musicisti”.


 
 
Il Natale, tra gli eventi che gli uomini di tutto il mondo si affannano periodicamente a ricordare, è l'unico che conserva inalterato il fascino dell'autentica celebrazione.

L'atmosfera che la festività sprigiona, è un inno di sentimenti nobili e preziosi, primi fra tutti, i legami di affetto e di amicizia che la spietata cruda realtà dell'usato quotidiano, costringe sovente a impietoso letargo.
 
 

In un connubio esaltante, l'Evento intessa inoltre, con l'arte musicale, depositaria legittima di incomparabile bellezza, un dialogo idilliaco la cui origine è espressa nell'Evangelo di Luca: “i primi ad accorrere alla mangiatoia in cui giaceva il FANCIULLO DIVINO, furono i Pastori con i loro strumenti: pive,zampogne, pifferi.
 

 

Possiamo quindi considerare ragionevole l'ipotesi che una delle prime espressioni pastorali musicali, sia stata appunto il concerto che i Pastori eseguirono per il Divino Bambino la notte della sua nascita.
 
 

Nella storia della musica insigni musicisti si sono accostati al tema della Natività Nelle loro composizioni appunto con esplicita destinazione Natalizia, è esaltata una delle forme meno colte, ritenuta più ingenua e popolare, ma con ruolo spesso non subalterno alla grande musica: la PASTORALE.
 
 

Dal carattere monodico (non vi allarmate, significa soltanto: ad una sola voce) nel medioevo, a quella dell'epoca rinascimentale, più elaborata e complessa, si giunge, durante il periodo barocco, a composizioni pregevoli e strutturalmente perfette in cui oltre ai pastori, sussiste il riferimento al buon Pastore.
 
 

Scarlatti, Vivaldi , Gossec (l'autore della Marsigliese) G. Gabrielli, Bach dedicano grande attenzione alla musica incentrata sulla tematica relativa all'Annunciazione e alla Nascita di Cristo, raggiungendo espressioni sublimi in cui è presente l'arcadia e quindi la tradizione classica.


Ma alla musica d'uso corrente nel culto, vi era chi rimproverava un eccesso di teatralità percepita come sconveniente e dunque profana, tanto che si delineò un movimento il cui orientamento tese a cercare nell'antico la migliore incarnazione possibile del sacro: IL CECILIANESIMO movimento di opinione e di riforma operativa di stampo nostalgico, individua nella monodia liturgica medioevale (canto gregoriano) e nell'aurea polifonia vocale del cinquecento lo stile acconcio della svolta.


Per volontà pontificia, viene escluso ogni apparato strumentale dalla musica con eccezione dell'organo “re degli strumenti”. Si modifica così la prassi della musica di Chiesa e matura un diverso ideale di musica liturgica, non andando oltre il rifiuto degli “abusi”, in nome di una temperie più sacra e più devota.
 
 

Questa restrizione, determina l'abbandono da parte dei musicisti dell'epoca, della musica strumentale con espliciti riferimenti al Santo Natale, restrizione che durerà per quasi due secoli. (una pazzia “coperta” da malintesi motivi di fondamentalismo religioso n.d.r.)


Il Movimento viene chiamato “ceciliano” ispirandosi alla romana Cecilia, santa nei primordi del Cristianesimo che nel medioevo veniva raffigurata intenta a suonare un organo “portativo” (organo portatile) sec. XI. Le si attribuisce, perciò, il carattere di “musica” non perché fosse veramente “musica” ma perché canta in modo angelico a Dio la testimonianza della propria vita, nella quale affronta un martirio leggendario, dopo aver dedicato al Cielo la sua verginità appena dopo il matrimonio.
 

 

L'epoca barocca ne rafforza la figura estatica e trionfante, tanto da essere eletta, prima come santa patrona dei musicisti di Chiesa, in una perfetta alleanza tra musica, religione e società, e successivamente di tutti i musicisti.



Riferimenti espliciti dunque che sottintendono un rapporto connotativo stretto tra la Santa e l'Evento Natalizio, non sono storicamente documentabili, essendo l'una indipendente dall'altro, tuttavia è tradizione consolidata in buona parte del meridione e nell'Italia centrale, quella di iniziare a festeggiare il Natale il giorno 22 novembre, ricorrenza appunto di Santa Cecilia.


Mancano è vero cinque settimane dall'evento, ma è già aria di festa. Il fascino del profumo di Natale si espande in ogni dove dalla mattina del giorno di Santa Cecilia con la pastorale e l'odore prepotente delle “pettole”.
 
Il miracolo più tenero e genuino che mai abbia interessato il genere umano si avvererà ancora: la Nascita del Divino Bambino generatore di ogni forma di vita sempre palpitante tra cui, posto privilegiato spetta alla musica


Per contattare il blogger dinodelgiudice@tin.it
Per la pagina principale del blog cliccare QUI
Per le poesie di Gino Del Giudice cliccare QUI
Per le pagine di "Dialetto e scrittori stattesi" cliccare QUI

Per le pagine di "Vita religiosa" cliccare QUI

giovedì 14 novembre 2013

Teneriello “Come io vedo il mondo”: Sorella Noia Fratello Nulla


Leo Teneriello (foto Giovanna Soldatini)

 Leo Teneriello “Come io vedo il mondo” in  Sorella Noia Fratello Nulla.

Questa paginetta non è “una recensione”, bensì, un omaggio dedicato, più che al libro, a questo straordinario personaggio che è Leo Teneriello. Il suo libro Sorella Noia .., è stato presentato in prima assoluta, venerdì 8 Novembre scorso, nella nostra Biblioteca  Civica, durante una bella, affollata ed interessante serata (documentata “fotograficamente” da Giovanna Soldatini).
 
In ogni modo, premettiamo che il volume stesso è accattivante e godibile e si divora d’un fiato, salvo rigustarselo con più calma, come si fa con una ottima tazza di caffè.
Da sinistra: La proprietaria della casa editrice "Il raggio verde"; Armando Grassi, assessore alla Cultura del comune di Statte; Gabriella Pace, Leo Teneriello (foto Giovanna Soldatini)

Non me ne vorranno le intelligenti amiche che hanno recensito il libro o, (in un caso), ne hanno fatto oggetto di una bella intervista,  ma questa paginetta ha il semplice scopo di osservare il libro da parte del “lettore comune” e di offrire un “trailer” dello stesso, allo scopo di attrarre l’interesse dei potenziali lettori che non l’hanno ancora letto;  proprio per questo, il “recensore”  del libro, Sorella Noia Fratello Nulla,  sarà LEO stesso  medesimo,e vedremo come.

Leo che conoscevo soltanto come godibile musicista e cantautore, oltre che come amico virtuale,  in questo libro si rivela un personaggio tanto eclettico da potersi definire così: Un intellettuale; un intelligente ed arguto filosofo e psicologo, che fa il mestiere di musicista ed infine, un severo  fustigatore di costumi.
Leo Teneriello (foto Giovanna Soldatini)

Difficile dire dove finisce il libro fantasia e dove inizia il libro autobiografico. A volte i due si intrecciano e, in qualche passo “inquietante” (come l’accenno alla pedofilia clericale),  il lettore stesso rimane nel dubbio come in questo caso:

"Voleva convincermi della Trinità: “il mio Dio è uno e trino diceva”. Io mi accontentavo del Sole, più immediato. Per paura mi inchinai alla sua violenza, non alla sua verità. Aveva il controllo del mio corpo e lui al corpo era interessato non all’anima. Per perdornarsi la sua barbarie invocava Dio  .."  (spero che siano soltanto giudizi .. e non altro)
Leo Teneriello (foto Giovanna Soldatini)

Nel libro stesso, c’è molto del cantautore. Infatti, in diverse poesie manca solo la cuffia  per definirsi canzoni: (vedo tanto  “Vasco Rossi in questo stile)

"C’è la realtà fuori di qua
ogni mattina la mia radiolina
mi dice sempre le stesse cose
mi convince che il vaso non sceglie le rose."
Leo Teneriello (foto Giovanna Soldatini)

“Ascoltate”  questi versi:
"Vivo perché non so che fare
Vivo perché in fondo non mi fa male
Vivo perché non so morire
Vivo, così so come va a finire."

Leo, giudice severo, verso la cattiva politica (Leo, non è un qualunquista, ed ha chiarito che il suo giudizio inclemente, è rivolto a tanti arrivisti sedicenti  politici.
"Quante lacrime che nessuno ha visto, che molti hanno ignorato e continuano ad ignorare. [..] Quanti pensionati, a rubare il pane nei super mercati; quanta umanità a curiosare nei cassonetti. Dov’era e dov’è il governo? Sempre “dalla stessa parte”.
... "Questa politica rasenta la stregoneria. I politici sembrano sacerdoti del nulla ... questi chierici miserrimi ..  Popoli che hanno creato e prodotto cultura nei secoli,  oggi sono dominati da grigi ometti "..

"Il potere non può essere eluso comunque c’è, anche se lo si ignora ! Saper riconoscere il potere è un po’ depotenziarlo".
Leo Teneriello (foto Giovanna Soldatini)

Leo col morale “giù”:
"Ci sono giorni strappati in due
che voglio buttare via
ci sono giorni .. che tuttti i giorni
conservo in una fotografia" ...
"Cerco nelle persone, quello che neanche Dio è riuscito a darmi: la comprensione. Ma perché la cerco? Perché è importante averla? Per non sentirsi soli."
Leo Teneriello ed un suo amico e collega musicista (foto Giovanna Soldatini)

Leo e l’amore conflittuale:
"Quelle come te
ce l’hanno scritto in faccia:
“Chi tocca i fili muore” e quelli come me
se ti danno la caccia, ci rimettono il cuore
ma voglio correre il rischio perché
chissà, ritorno a vivere
se m’innamoro di te" ..
"La mia donna è di un altro .. [ ...]
generosa e meschina
è un cielo di spalle
un inferno di stelle".
"Le relazioni come nascono muoiono .. [..] Le macerie, però, restano nel cuore" ...
Il batterista della serata: effetti interessanti con una "semplice cassa" (foto Giovanna Soldatini)

Leo, spesso pessimista
"Ho paura, ho paura del buio
quando m’annoio
che non vedo futuro
e non mi sento sicuro" ..
"Meschino è il destino delle cose che attribuisce compiti ad alcuni e responsabilità ad altri: la creazione si basa sulla disuguaglianza [ ... ] La vita: una successione di eventi inspiegabili e, probabilmente senza senso".
(foto Giovanna Soldatini)

Ed ora gustiamoci dei flash di Leo Teneriello: ci rivelano molte cose della sua intelligenza, del suo buon senso del suo “come vedo il mondo”
"Cambiare il mondo una canzone alla volta.
Cantautore low cost
Dio, va e viene
Dio è ateo

È più facile farsi la guerra che essere corretti.
È più facile ricordare che dimenticare
È tutto così noioso e politicamente corretto.
Il mostro è negli occhi di chi lo vede.
L’odio non ti restituirà mai quello che hai perso, ma semplicemente, marcherà sempre di più l’assenza e la mancanza
Libertà di pensiero, un po’ meno di espressione
Mi offro una soluzione senza un problema. (Spassoso)
Non ho voglia di cercare allegria, sono già triste di mio
Sbagliando si impara a sbagliare.
Solidali con le vittime dell’altra parte del mondo, e non con quelle della porta accanto.
(Quanto è vero !!)
La libertà
rivendicata è solo illusoria, ha bisogno continuamente di conferme che non trova in sé stessa".
Spero che, da queste “citazioni” di Leo, sia emersa la sua personalità eclettica, dagli svariati interessi, ma sia emersa altresì, una capacità di scrittura accattivante, una capacità di mettere per iscritto, quello che quasi  tutti pensiamo, ma che non avevamo mai pensato di scrivere. Insomma: una piacevole sorpresa !!
Leo Teneriello e Gabriella Pace presentatrice del libro (foto Giovanna Soldatini)

Non posso far altro che concludere con un’ultima sua citazione, questa volta molto positiva:
"Un sorriso .. vi sembra poco? È la caparra del paradiso".

(foto Giovanna Soldatini)

 Per contattare il blogger dinodelgiudice@tin.it
Per la pagina principale del blog cliccare QUI
Per le pagine di "Dialetto e scrittori stattesi" cliccare QUI
Per le pagine dedicate alle attività in Biblioteca  cliccare QUI

 

 




martedì 12 novembre 2013

Gino 2 Poesie: San Martino&Cornuti. L'amico cane



Due belle poesie di Gino: una esilarante,  spassosa ed amena, in occasione della festa di "San Martino e dei cornuti", l'altra "delicata e tenue" che inneggia alla profonda amicizia tra uomo e cane.

 
Oggi corre San Martino.
Santo noto, assai glorioso,
dalla piana all'appennino
Egli è assai famoso,
per l'estate generosa,
che ogni anno si presenta;
fuori tempo, strepitosa,
che l'amor persino tenta.
 

E' un undici importante,
si festeggia allegramente,
rende in vino traboccante,
ogni mosto, finalmente.
Ma il Santo, in verità,
dappertutto è conosciuto,
perché dà notorietà,
alle corna ed al cornuto.
 

Il motivo, la ragione
non è dato di saperlo,
di questa celebrazione,
che festeggia ogni merlo,
che ignaro o men ha avuto,
il vezzoso complimento,
che sia singolo o fronzuto,
reca poco nocumento.
 

E' notorio, in questo mondo,
son moltissimi i fregiati,
se ne fà uno al secondo,
di soggetti incornati.
Sia i belli che i brutti,
son votati, sono tanti,
a portare questi frutti;
che non sono poi ingombranti.
 

Vi son corna attorcigliate,
dritte,curve, alte, basse,
ci son le consolidate,
anche corna fuori classe.
Quelle messe per dispetto,
o col bravo reverendo,
tutte fatte con diletto,
e con Rossinian crescendo.
 

Ma la vita corre ancora,
l'uomo è vile e si destreggia,
non esiste ancor finora,
chi sicuro altri dileggia.
Son le corna in agguato,
tra i giovani e vecchietti;
così il mondo fu creato,
con dei "fregi" e con difetti.
 

Caro, non ti preoccupare,
proprio non si può far niente,
anche a te può capitare
è una realtà dolente.
Ha incornato Messalina,
la Traviata e Salomè,
di cornuti Agrippina,
ne ha forgiati trentatré.
Sì Cleopatra, di soppiatto,
principesse all'impazzata,
per piacere o per baratto,
corna han messo in gran parata.
Mille e più son i bacchettoni
che tramanda a noi la storia;
ancorché gran cornutoni
hanno oggi, fama e gloria.
 

Questo dì particolare,
con due "aste", San Martino,
ben si deve celebrare,
con la dose di vaccino.
E' una festa della vita,
si festeggiano le corna,
che non son mortal ferita,
e che i capi ben adorna.
 
Poi un corno cosa è mai,
in confronto della morte?
se ti capita, su, dai,
incrementa la sua sorte;
chiedi aiuto alle signore:
rara è la maldisposta.
Per le corna preti e suore,
han persino il nulla osta.
 
Son le corna come i denti,
quando spuntano fan male,
se si stà però attenti,
hanno utilità speciale.
Poi il cornuto è fortunato,
vien chiamato anche papà,
da quel pargolo che è nato,
con l'apporto di chissà.
 

Scherzi a parte amici miei,
proprio nulla v'è da fare;
niun s'illuda oppur si bei,
si può tutto ipotizzare!
Son le corna vizi umani,
San Martino ben lo sà,
col suo aiuto e i tempi strani,
chi non l'ha, forse li avrà.
 
Gino Del Giudice 11 Novembre 2013
 

 
 

 
 
L'amiche  (L'amico cane)
 
Ténghe n'amiche vére, ijé n'amòre,
 
ca no me cérche njiende, anze me dé
 
'u triple di quande a ijdde véne da mé;
 
pe me chèsta amecizzije ijé n'u tresòre.
 
 

Le vogghije bbène, a custe amiche e assé,
 
e ijdde pure a mé che tutte 'u còre;
 
che l'uocchije parle, sénza fè remòre:
 
“ije so cundénde a stè viscine a té”.
 
 
Ce me treménde père ca me disce:
 
“all'occorrénze 'u sanghe da le véne,
 
io ti darei , nu sime vére amisce”.
 
 

Non ijé normèle e non ijé “crestiène,
 
e nonge parle eppure 'a lénghe à téne.
 
L'amiche vére mije ijé 'u chène.
 
Gino Del Giudice








 
 Per contattare il blogger dinodelgiudice@tin.it
Per la pagina principale del blog cliccare QUI
Per le poesie di Gino Del Giudice cliccare QUI
Per le pagine di "Dialetto e scrittori stattesi" cliccare QUI