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sabato 15 marzo 2025

 

Prof. Mimmo Calabretti: I LUOGHI DI STATTE




Un patrimonio da salvare.
Il libro del prof. Mimmo CalabrettiStàtte e nò te mòvfa parte di quelle opere "che non potevano essere rimandate". Infatti, se le generazioni che verranno "dopo di noi", potranno raccontare la "microstoria" della nostra cittadina, integrata dalla "viva tradizione", lo potranno fare soltanto grazie ad autori come Calabrettti, che, con pochi altri, ha avuto la possibilità di fare da ponte tra le generazioni dei "pionieri" di Statte (col loro dialetto, le loro tradizioni, i modi di dire e di vivere) e le giovani generazioni, che stavano per "smarrire per sempre" questo patrimonio. Mimmo Calabretti, ha dovuto fare comunque, un grande lavoro di ricerca, scovando e recuperando termini, modi di dire e luoghi, attingendo alla genuina "stattesità" dei suoi avi, e raccogliendo testimonianze verbali di anziani cittadini stattesi. Nel citato libro, ci sono tante cose "da salvare": espressioni tipiche e modi di dire; espressioni sopravvissute; parole quasi dismesse e tanto e tanto ancora: una vera "miniera" tutta da scoprire.
In questa pagina Mimmo descrive "i luoghi di Statte", ossia, una toponomastica popolare che ignora del tutto quella "ufficiale", completata da una miriade di avverbi di luogo in dialetto stattese, alcuni dei quali veramente divertenti). I "termini" in rosso, rappresentano i luoghi e gli "avverbi" più "a rischio di estinzione".



Indicazioni di Luogo

 
Abbasc a Croscvia Taranto.
Abbasc MadonnVia Madonna del Rosario.
Abbasc Statt: il quartiere della piazza.
Abbasc a Trigghij: nella campagna di Triglie.
Abbasc a Via Nòv: su via Taranto.
Abbasc u C’chignmasseriola a sud di Statte.



Dal libro di Calabretti

 
 
All’arij : in aria.
A Sciacqu~lattugh: contrada Zappalanotte, a sud di Statte.
A Via Nòvvia Taranto.
ATrenta-ChènSalita Montello.
A scinnut d’ Pappòn: via del Grappa.
D’cost à Chijès: dal 6 ottobre 2006 il lato ovest della Chiesa della Madonna del Rosario prende la denominazione di “Via Don Paolo Zigrino ”, iniziativa promossa dall’autore di questo libro in memoria del rev. Don Paolo Zigrino, parroco a Statte dal 1919 al 1959.

Foto Giovanna Soldatini

 
Ijnt i Gruttnelle Grotte ; oggi: via delle Grotte e Via Falanto; il primitivo centro residenziale della Comunità stattese

Foto LeoDelG
 
‘Nnanz a Chijès: Largo Lepanto.
Lepanto: porto della Grecia all’entrata del golfo di Corinto sul Mar Jonio. Memorabile la battaglia di Lepanto combattuta il 7 ottobre 1571 tra i Turchi e la flotta cristiana e terminata con la sconfìtta dei Turchi musulmani.

 
Mijnz a chiazzPiazza Vittorio Veneto; un incrocio di strade eufemisticamente e pomposamente denominata ‘piazza’. ‘La piazza’.. .una promessa politica che ha reso bene per cinquant’anni!
Rèt a Funtèn Vecchij: dietro la ‘la fontana vecchia’ c’era un frantoio; denominata negli antichi documenti ‘il pubblico fonte’ (fine 1700) accanto al quale si sono femate intere generazioni di stattesi per dissetarsi e per dare l’ultimo saluto ai propri cari. In quel punto, infatti, fino agli anni ’70, si fermavano i funerali e la gente del corteo funebre dava le condoglianze ai parenti del defunto. Luogo della memoria, versa in abbandono.
Sus u Baròn: zona Mercato; nel passato quella campagna era infestata da p’zz’ntudd “ una pianta che produceva una specie di favetta commestibili ma per niente nutriente e per questo chiamata “pezzentelli”.

A Callère (dal libro di Calabretti)

 
Sus a staziòn: un tempo era una zona con qualche bel casolare e piante mediterranee.
Sus u mont d l Tijermtla zona residenziale... ’i parioli’ di Statte.
Sus-a-Croscsul corso Vittorio Emanule angolo San Francesco c’era una Croce simile a quella che si trova su via Taranto fatta erigere dai Padri Passionisti negli anni ’30.
Sus u castijdd: sul castello.

Dal libro di Calabretti
 
Sus u pontsul ponte; costruito nel 1931; via Bainsizza.
U furn d’ Maria Domen-chvia della Libertà.
U villaggij Mandell: modeste case-alloggio costruite negli anni ’60 dalla ditta Mandelli per ospitare i numerosi operai che venivano a lavoran nell’industria siderurgica.
Abbasc e sus: abbasso e sopra.
A bbascìnla discesa.

Le capasèdde (dal libro di Calabretti)
 
Accheddavànna quella parte.
Acqqué: qui.
Addé: lì.
Addò ijè?: dov’è?
Affunn-a-ffunnin fondo in fondo.
Allarìj : in aria.
 
"Vummil" (dal libro di Calabretti)

 
A lì~llà: a passeggio; nel linguaggio usato con i bambini
Annotavànn: in un altro luogo
stù munna questo mondo
Atturn: intomo.
Av-s: lontano; da ‘abisso’.
Cheddavànn: quel luogo.
Daddò e daddé: di qua e di là.

'U scarfalijette" (dal libro di Calabretti)
 
D’ cèr: difronte.
Deffór: lì fuori.
Da fòr -a-fòr: da una estremità all’altra.
Ddé: lì.

A graste (Dal libro di Calabretti)
 
Ddé nnanzlì davanti.
Ddé rrètlì dietro.
 Ddé-ssòttlà sotto.

La copertina del libro di Calabretti

 
Ddè-ssùslà in alto.
D’rmpett: difronte.
Fòrfuorianticamente significava ‘in campagna’
Fòr -p- fòrfuori per fuori.
Ijnt: dentro.

'U Grammof''n (dal libro di Calabretti)
 
Ijnta- ijntdentro,dentro.
Larijlargo, spiazzo.
Luntènlontano.
‘Mmér: verso.
‘Mijenz-a-mijenz: in mezzo, in mezzo.
‘Mpond-a-‘mpondin fondo in fondo.

L tr''mmun (dal libro di Calabretti)
 
‘Nfrond: in fronte.
‘Nnand: avanti.
‘Nnanza-nnanzavanti, avanti.
‘Nzì-n: in grembo.

Dal libro di Calabretti

 
Nzppèt: in piedi.
Qué nnandqui davanti.
Rèt-a-rètdietro dietro.
Sottasussottosopra.
Sòtta-sòttsotto sotto.
Sòtt-p-sòtt: tramare senza farsi accorgere.
Stritt-l: vicoletti molto stretti.
Sùs-a-sùs: sopra sopra.
Nzicca nzicchproprio lì accanto.



Dal libro del prof Mmmo Calabretti: "Stàtte e nò te mòve"
 

venerdì 3 gennaio 2025

BARBAROS POLEMOS. STORIA DI TARANTO DALLA SUA FONDAZIONE FINO A V SECOLO A.C. UN LIBRO FONDAMENTALE DI GIUSEPPE BARBALINARDO.

 


GIUSEPPE BARBALINARDO: Barbaros Polemos (Guerra  Barbara)

Un libro fondamentale per conoscere l’antica Storia di Taranto, la sua fondazione e i suoi fondatori.






IL MOTIVO DI QUESTE RIGHE.
Queste righe non intendono costituire una “recensione” di questa interessante opera, bensì uno stimolo per i  “comuni lettori” che ancora non l’abbiano ancora letto,  perché è sì, un libro rigoroso, frutto di studi e ricerche di  mesi e forse anche di anni,  ma  è anche piacevolmente leggibile, anche da chi non abbia dimestichezza con questo tipo di argomenti.
A questi “ultimi lettori” e solo a questi, mi permetto di dar loro, delle “dritte”.  

Ed ancora: queste righe si propongono di far conoscere all’autore “la prima impressone a caldo di un “lettore comune”;  spero, costituisca  una utile “seconda voce”, oltre a quella di critici e studiosi, cultori di questi argomenti.  




IL LIBRO.
Il libro, rivela una caratteristica che in pubblicazioni analoghe si riscontra davvero di rado:
Barbalinardo,  per passione, per amore della sua città e per ragioni accademiche ha “esplorato” quasi TUTTE le fonti storiche che riguardavano Taranto e la sua storia e TUTTI gli “Oracoli”, per prima quello di Delfi.  

Ed ora … L’ESSENZA E L’UNICITÀ dell’opera di questo giovane storico, professionista e scrittore: Giuseppo Barbalinardo, non si è limitato ad elencare fonti DIVERSE con descrizioni di fatti storici corrispondenti ma le ha confrontate in modo “critico”, rilevandone eventuali contraddizioni.


Dopo averle esaminate e confrontate con altre corrispondenti documentate fonti, ha dato un suo giudizio obiettivo e .. malgrado la modestia con cui lo abbia esposto, lo stesso giudizio è risultato inoppugnabile dal lato logico e documentale.
Insomma una “revisione” di alcuni particolari storici resa possibile dalla meticolosa ricerca “a monte”.

Da semplice lettore e appassionato di storia locale potrei azzardare che per quel che riguarda la Storia Antica di Taranto (dalla sua fondazione al V secolo A.C.) questa, sia una delle più precise ed esaurienti opere esistenti. 



LA PRESENTAZIONE



Il successo della presentazione del libro, inteso come presenza di cittadini, di successo di vendita, di appropriato e colto dibattito finale, a mio modesto parere è dovuto sì, all’intrigante contenuto del libro stesso e dalla interessante esposizione fatta dall’autore, ma anche alla presenza di uno straordinario gruppo Socio-Culturale-Ambientale,  “LE GAMBE DI MAZINGA” (andate su Facebook o Instagram per saperne di più) i cui soci sono stati parte attiva in questa presentazione, principalmente nel dibattito finale e,  perché no, contribuendo al tutto esaurito dei volumi disponibili.

Uno di loro,  MARCELLO STICCHI, è stato il moderatore-presentatore di questo incontro,  stimolando l’autore a parlare  del backstage (scusate la  parolaccia), ovvero, dei retroscena che hanno portato lo stesso autore ad accingersi alla realizzazione di quest’opera e stimolandolo a fare un “parallelo” tra i problemi antichi di Taranto e quelli che l’attanagliano attualmente.

Il “duetto” tra l’autore e Sticchi è stato avvincente: l’uno degno dell’altro.
Complimenti ad entrambi.
Una presentazione straordinaria.  


LA PARTE ESSENZIALE DELLA PRESENTAZIONE TERMINA QUI.
I più coraggiosi e quelli che “hanno tempo da perdere”, possono scorrere il testo che segue, avvertendo che parte dello stesso testo si occupa di dettagli conosciuti ai più ed ignoti soltanto,  a chi avesse dimenticato le vicende dell’antica storia greca.




1) I RAPPORTI TRA GLI SPARTANI E I NATIVI.
Dal lato storico è importante riportare ciò che scrive l’autore,  a proposito dei rapporti venutisi a creare  tra gli spartani (parteni:  tra poco vi dirò chi erano e sorriderete)  e i nativi, Japigi-messapici,  dopo l’approdo presso Saturo.

Gli spartani, dopo l'approdo, non mossero guerra aperta contro i nativi, pur non mancando tra loro,  tensioni e scorribande reciproche.  

Le cronache,  parlano di scontri, quasi un gioco di tiro alla fune tra loro, con alterni successi e disastri, alternati a periodi di non belligeranza.





2) SCARAMUCCE E GUERRE BARBARE.
Tra la  fine del VI secolo e inizio V secolo A.C. i “nostri” scorretti avi si macchiarono però di odiose razzie a danno dei nativi, oltraggiando donne, ragazzi e ragazze (e non dico altro), “suscitando anche, l’ira degli dei”.

Dopo numerose di queste orribili “spedizioni”, gli Japigi-Messapici, si coalizzarono, formando un esercito di 20 mila uomini ed  inflissero a Taranto e ai suoi alleati reggini  la più disastrosa sconfitta dalla sua fondazione con migliaia e migliaia di vittime.

Descrivendo questa battaglia, i luoghi degli scontri e tanto ancora, l’autore, ha limato tante contraddizioni delle decine di fonti utilizzate, arrivando ad una sintesi logica e credibile.



3) COSA  ERANO GLI ORACOLI PIÙ VOLTE CITATI IN QUESTO VOLUME?
Erano importanti Istituzioni Religiose i cui “responsi” erano tenuti in assoluta considerazione da governati e condottieri prima di ogni azione importante.

Facciamo l’esempio di quello del Tempio di Delfi:  era guidato da una sacerdotessa (la Pizia) ma erano coinvolti anche sacerdoti ed atre sacerdotesse.

Quando la Pizia doveva dare un responso, cadeva in “trance”,  in una sorta di stato ipnotico; in questo stato,  il dio Apollo le suggeriva consigli da trasmettere a chi l’aveva consultata.

Perché il resoconto degli antichi Oracoli, sono stati utili alle ricerche storiche di Barbalinardo,  considerando che i loro  responsi erano  spesso misteriosi e, secondo il metro di giudizio moderno, poco affidabili?
Perché, gli Oracoli stessi, impersonati dalla Pizia e dai suoi consiglieri, oltre a fornire “profezie e consigli divini” erano spesso considerati custodi di una saggezza antica e di CONOSCENZE TRAMANDATE ORALMENTE DA GENERAZIONI. Ecco il punto!!!

L’intelligente autore Barbalinardo, valutando questi  contenuti TRAMANDATI e confrontando tra loro i vaticini di  diversi Oracoli riguardanti lo stesso periodo storico, ne ha dedotto una sintesi che se non proprio storicamente inoppugnabile è risultata molto affidabile.

Stesso metodo, ha usato  l’autore, nell’esaminare le vicende, del V secolo A.C.  quando, assieme agli Oracoli ha potuto avere a disposizione fonti storiche più attendibili, sia pure, spesso contrastanti tra loro. 






4) FALANTO E LO STRANO ORACOLO DI DELFI
Un “Oracolo”,  espresso in forma misteriosa,  coinvolse Falanto che guidava i “Parteni”.
In partenza per la spedizione che aveva l’obiettivo di fondare la nuova città, l'Oracolo di Delfi aveva sancito che Falanto, avrebbe fondato la città nella terra degli Japigi, quando egli avesse visto cadere la pioggia da un cielo sereno e senza nuvole.

Povero Falanto!  la “missione” non si concretizzava!  durante un momento di sconforto, la moglie addolorata, con Falanto addormentato sul suo grembo, pianse per lui, calde lacrime “a pioggia” che inondarono il viso dello stesso Falanto.
Ecco!!  si era avverata “la pioggia-lacrime” della previsione e la fondazione di Taranto fu possibile.
Che ve ne pare?




5) CHI ERANO I PARTENI CHE APPRODARONO A SATURO GUIDATI DA FALANTO?
Se qualcosa sembrerà strano a qualche lettore neofito come chi scrive, non preoccupatevi: siete in buona compagnia.
Gli spartani avevano mosso guerra contro Messene  perché i loro abitanti, i messeni avevano ucciso con un inganno il re spartano.

Dopo dieci anni di guerra,  le donne di Sparta in grande assemblea, mandarono un loro messaggero ai loro congiunti a Messene: Le conseguenze di questa lunga guerra si fanno sentire a Sparta; qui non vi sono più nascite e la città rischia di rimanere senza abitanti giovani, mentre a Messene, le nascite sono come prima”.

(Il fatto che le stesse donne di Sparta autrici del messaggio,  vivessero come vedove non veniva nemmeno sfiorato nel “messaggio stesso).

La decisione dei combattenti spartani non si fece attendere; mandarono i loro guerriglieri più giovani e forti, a Sparta (quelli che da ragazzini avevano accompagnato gli adulti nella spedizione)  e IMPOSERO loro, di andare in Patria e  fecondare TUTTE le ragazze vergini  (… TUTTE  e non solo le consenzienti ).

Il pasticcio quale fu? Che, a guerra finita, (dopo 19 anni di combattimenti),  agli individui nati da questa “spedizione di rientro” non furono riconosciuti gli stessi diritti degli altri, perché NATI FUORI DAL MATRIMONIO e quindi “illegittimi”.

Bella logica e bel “premio” per le   giovanette e giovani guerrieri che si erano prestati ... per “amor patrio” (o quasi).

Fatto sta che questi spartani "illegittimi", forse per ripicca per questa “ingiustizia” e forse per ambizione, stimolati dal loro leader Falanto (appunto, quello delle lacrime) decisero di fondare una città nella Terra degli Japigi (giusto il responso dell'Oracolo).

CONCLUSIONE
Che dire?
Ottimo libro, rigoroso, accurato e scientifico.
L’autore, districandosi tra Oracoli (anche di fatti tramandati), leggende e resoconti  storici diversi, ha posto una pietra miliare importante nella Storia di Taranto dalla sua fondazione al V secolo A.C.

UN LIBRO INDISPENSABILE PER I CULTORI DELLA STORIA DI TARANTO.





martedì 17 dicembre 2024

ARCI STATTE. INAUGURAZIONE PRESEPI ARTISTICI E MURALES RICORDANDO GINO DEL GIUDICE.

 ARCI STATTE INAUGURAZIONE PRESEPI ARTISTICI E MURALES ricordando Gino Del Giudice.

La sera piovosa dell'inaugurazione


 
Ieri sera, sabato 14 dicembre sono stati inaugurati e benedetti i presepi Artistici dell’Associazione Vivere Betlemme compreso quello altrettanto artistico di Mimino Miccoli che può considerarsi un Socio Onorario di tale sodalizio.

Il Murale degli studenti della "Leonardo da Vinci


Don CIRO SAVINO oltre a benedire i presepi ha benedetto  due  murales.
 Uno molto grande, sistemato sulla parete dell’ARCI Tenda in  via Piave realizzato dagli studenti della SCUOLA MEDIA LEONARDO DA VINCI DI STATTE, raffigurante la Madonna col Bambino.




L’altro murale sistemato in Via Armando Diaz, al disopra della fontana pubblica, realizzato da ALMA BELKOR.



Il gruppo canoro, guidato dalla stessa Belkor ha eseguito tre canti natalizi, tra cui il celeberrimo inno Natalizio Ijé Natèledel compianto GINO DEL GIUDICE.


Ijè Natèle. Cantata dal gruppo UNI3 di Alma Belkor








Toccante i segni di cordoglio per la scomparsa dello stesso  GINO cui è stato dedicato UN MINUTO DI SILENZIO TRA COMMOZIONE ED APPLAUSI.



Sono intervenuti oltre a don CIRO SAVINO, anche Padre LUCA MIGNOGNA dell’Associazione Vivere Betlemme, PIERO CECERE della stessa Associazione in sostituzione del Presidente SERGIO MOSCAGIURI  assente per grave lutto in famiglia; il Sindaco FABIO SPADA che ha portato il saluto della cittadinanza ed infine,  il “padrone di casa” FRANCO CAPUTO Presidente dell’ARCI.









Impeccabile, coinvolgente ed efficiente la conduzione e mediazione della serata da parte di VALENTINA ZAPPATORE





I Presepi Artistici sistemati all’interno dell’ARCI non hanno bisogno di aggettivi perché sono tutti davvero superlativi; per evitare noiose descrizioni o foto di ogni opera invitiamo i cittadini a visitarli. Ci piace solo citare a tal proposito come si è espresso Franco Caputo presidente dell’ARCI Statte: “Ho visitato più volte città dai “presepi famosi” ma, credete a me, presepi artistici come questi realizzati con cura e maestria non ve ne sono “da nessuna parte”.  Sottoscrivo!!!

Altrettanto accattivanti e interessanti sono risultati  i due murales: figure stilizzate quelle di Madonna e Bambino quello di via Piave realizzato dagli studenti della Scuola Media, con “sottofondo” che richiama lo stile del grande Vincent Van Gogh

Altrettanto originale e intenzionalmente dai tratti semplici quello di via Armando Diaz.  ALMA BELKOR  ha dipinto la scena "esterna"  vista dalla Grotta. Originale!!!
















ALTRE FOTO DEI PRESEPI DOPO IL TESTO:

Interessanti i contributi degli intervenuti:

DON CIRO SAVINO. Sempre efficace e “piacevole”.
Prima della benedizione dei due murales e dei presepi esposti, ha cercato anche di illustrare stile e tecnica del grande murale raffigurante la Madonna col Bambino più un bellissimo sfondo che ricordava lo stile di Vincent Van Gogh.


PADRE LUCA MIGNOGNA. Ricordiamo che lo stesso PADRE SOMASCO è l’Assistente Religioso dell’Associazione Vivere Betlemme ed ha ricordato la storia decennale di questa Associazione.

PIERO CECERE, a nome degli artisti dell’Associazione Vivere Betlemme (il Presidente SERGIO MOSCAGIURI era assente per grave lutto in famiglia), ha orgogliosamente illustrato la nascita del sodalizio e le prestigiose opere realizzate in questi anni, COMPRESA QUELLA  ESPOSTA IN VATICANO e apprezzata attentamente da PAPA FRANCESCO e quelle esposte a Napoli e  Matera (quest’ultima in occasione di Matera, capitale mondiale della Cultura) e comprese quelle “monumentali” realizzate nella stessa sede ARCI da MINO MARZII in un periodo ultra ventennale.

FABIO SPADA, sindaco di Statte, ha  salutato i presenti, rimarcando l’impegno dell’Amministrazione Comunale nel valorizzare le opere artistiche e culturali dei cittadini, intrattenendosi poi a lungo con lo stesso CECERE che gli ha illustrato anche le tecniche realizzative delle opere esposte.

VALENTINA ZAPPATORE: Conduttrice e moderatrice della serata ha gestito in modo ineccepibile  l’intera serata, con  intelligenti puntualizzazioni e razionalizzando tempi ed interventi.

Personalmente mi sento di ringraziarla per aver dato risalto alla figura di GINO DEL GIUDICE, protagonista di sempre di questa manifestazione che “arricchiva” con i suoi accattivanti interventi e con la sua tradizionale “poesia”.

COMMOVENTE IL “MINUTO DI SILENZIO” A LUI DEDICATO.
GRAZIE VALENTINA E GRAZIE A TUTTI I PRESENTI.


Come giustamente faceva notare Alma Belkor (del gruppo di canto: Ijé Natèle), “GINO È COME SE FOSSE SEMPRE E ANCORA TRA NOI”.

È COSÌ!!!!