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venerdì 27 giugno 2014

PROF&ZIE: Il nuovo libro dello scrittore stattese Marco Tarantino.


 
 
PROF&ZIE: il nuovo libro dello scrittore stattese Marco Tarantino.

Come accaduto in altre occasioni simili, anche con  libri di Tarantino,  le considerazioni che seguono, più che una “recensione” vogliono essere, delle “riflessioni”  rivolte ai numerosi “navigarori” che seguono questo blog e specialmente ai più giovani, per stimolare la “voglia” di leggere libri “diversi”; non banali, non piatti ma “divertenti stimolatori mentali”.

Ringrazio “l’autore” che in passato ha tenuto in molta (credo troppa) considerazione queste “opinioni”  molto  più, di quelle che “meritavano”.  

Credo che la cosa più saggia da fare, prima di esporre questi “consigli”,   sia quella di presentare Marco Tarantino medesimo, perché questo suo ultimo lavoro, si armonizza come non mai, con lo stesso autore, fin quasi ad identificarvisi e mentre, “parlare del libro” (divertente, scorrevole e con molti, troppi,  spunti di riflessione) credo possa essere abbastanza agevole,  più complesso  si presenta il compito di descriverne l’autore. Ed allora, che ne dite se ne affidiamo il compito al medesimo? Ecco come lui si delinea in terza persona:

Marco Tarantino è nato a Taranto, abita a Statte e insegna a Palagiano. In una vita precedente ha fatto il gior­nalista, sin quando ha scoperto di non esserne capace.
Prof & Zie è il suo quar­to libro, dopo La prima sorsata di sfiga (2005), La resa dei vanti (2007), Vaghe novelle d’altri Maestri (2011).A domanda (ma anche no), di sé dice poco e soprat­tutto niente. Quindi meglio
evitare . (Che ve ne pare? .)

Lo stesso autore, in uno dei frontespizi, presenta i personaggi di questo libro e lo fa in maniera efficace e succinta. Sentite qualche passaggio: “Il profeta” (insegna matematica in una scuola per geometri) Magro, barbuto e canuto, [..]  si abbandona a esternazioni di ogni ge­nere  [..] cogliendo ogni occasione per esprimere la propria visione del mondo”.
“Zia Mina”
, (l’altro personaggio principale) “bidella pluri laureata, ” con il Prof condivide trentan­ni di servizio  [...] per lui nutre un senso di protezione che oscilla tra la tenerezza struggente per la solitudine dell’uomo e la consapevolezza di poterlo rampognare in nome della loro profonda intesa.

La “Zia Mina”, bidella ed amica del profeta, è servita all’autore per smorzare le “intemperanze del profeta” quando quest’ultimo “prendeva la mano” allo stesso scrittore.

Una piccola nota: Il sottotitolo del libro “Lo sterrato del profeta” è evidentemente una “rispettosa” (ma non troppo) citazione del celebre libro di Kahlil Gibran “IlGiardino del Profeta” (Una “frecciatina” agli edulcorati  consigli contenuti in quel volume?)    

Il promo libro dello scrittore stattese Marco Tarantino, pubblicato nel 2005


IL CONTENUTO DEL LIBRO.
È un libro spassoso, piacevole e ricreativo. Sentite amici, chi non ha mai letto libri di Marco, leggendo le prime due pagine, potrebbe rimanere un po’ sbilanciato;  infatti, non è il solito libro banale, prevedibile, scritto come tanti “scrittori” fanno. No. Come si è detto, è un libro diverso e, come  i suoi altri lavori che conosco (mi è sfuggito “Novelle di altri maestri”) non è un “rettilineo piatto” in cui, tutto sembra scorrere in maniera prevedibile con “prosa” già vista e sentita. No. È uno scorrere brillante in cui non potete prevedere dove “andrete a cozzare”.

È un libro che “dice” cose  a cui non sempre abbiamo prestato dovuta riflessione e .. l’incorregibile “profeta”, ci aiuta a sopperire a questa manchevolezza.

Forse, nella sua mini presentazione del libro, lo scrittore è stato un tantino pudico, affievolendo l’accenno alle “botte da orbi”, che ha distribuito a tutti, ma proprio a tutti, tramite il “suo profeta”, dicendo “la sua” su tanti argomenti, non risparmiando, politici, pedofili,  burocrati, economisti, bigotti, falsi religiosi e bacchettando anche i “nemici degli immigrati”; ha demolito false credenze e miti ha ironizzato “sull’istituzione” del matriminio, il tutto, come si è detto, sotto il velo dell’ironia, della prosa iperbolica, quasi ad offuscare la “trasparenza” di quanto “osato”.
Nelle altre sue opere, Tarantino aveva ugualmente bacchettato la “classe” di  individui miserabili: “Lecchini”, falsi amici, falsi geni: falsi e basta; ma mai, aveva deciso di affrontare così direttamente, le “malattie” della società, che da questi individui prendevano linfa. L’ha fatto in modo organico, e senza peli sulla lingua e, quando ha  toccato gli “individui”,  non ha risparmiato nemmeno quelli “molto in alto”.

Ed ora mi azzardo e, i miei amici del “blog”, non me ne vogliano: Penso che sia un libro “didattico”, (ed ora, non sparatemi addosso !!). Penso che possa contribuire a pensare in modo libero e senza preconcetti. Si possono condividere o no le esternazioni del “profeta - autore”, ma il “metodo” è quello di non accettare niente per scontato, stimolare lo spirito critico, aiutare a formare uno “spirito libero”. Vi sembra poco?

Come al solito, “l’essenza” della pagina termina qui. Gli amici più “pazienti” sono invitati a dare un'occhiata, all’appendice che segue, che è poi, una piccola antologia di questo originale “lavoro”.
Propongo ora alcuni spunti su cui “meditare” (allegramente):

Quello che segue, è un classico esempio dei tanti  tipi di prosa preferiti da Marco Tarantino.  Un cocktail di saggezza e buon senso, conditi con umorismo, creatività, apparente “non senso” e spudoratezza:

La prosa spassosa
Zia Mina parla dei suoi rapporti col Profeta:
“Nessuno più di me può dirvi più di lui, perché trent’anni sono peggio di un parapendio. Nessuno più di me, che non so dirvi un cazzo”.
“Il Profeta è e c’è: sinché c’è. Ha intorno un alone a metà tra il mistero e il rifiuto, e se li tiene entrambi purché il resto del mondo eviti di rompergli i coglioni. Spesso il resto del mondo è felice di non rompergli i coglioni, al pensiero di come li romperebbe lui”.

Il profeta e “l’aùre” (spirito impertinente e dispettoso):
«Prof! Profeta. Ci stava narrando della signora angosciata dall'aùre. Ma si svegliava anch’ella con un gomitolo... ahem, perdoni. Con un gomitolo in... zona genitale?».
“Altro che gomitolo, De Tonolis: con treccine dritte ché neanche Pippi Calzelunghe....”

Sentite il giudizio del Profeta, su certi dirigenti scolastici e su un certo tipo di scuola ormai divenuta  progettificio:


Il Profeta e la “Scuola”[ ...]
“Il punto è che è meglio usare gli strofinacci che ingoiare gli stracci, fa­cendo sì sì con la testa a qualche coglione di preside che benedice il suo promuovificio e vuole anche obbedienza devota”.

[il profeta al preside] “Taccia, passacarte senza vergogna. Perché lei dirige e saccheggia anche e soprattutto una seconda... azienda, va’. Quella dei Progetti, come li chiamate, e scelga lei l’acronimo, pon, por, poh, boh, dopodiché si metta le maiuscole ..  visto che è così bravo. L’azienda sanitaria pomeridiana, un tanto al chilo, un tanto a progetto, un tanto a docente, un tanto a dirigente e cooptate gli alunni purché giustifichino corsi che giustifichino finanziamenti”.

 
I caustici giudizi del Profeta sul matrimonio
Il profeta e  le sue citazioni sul “Matrimonio”

In verità vi dico, che “il matrimonio è una cosa troppo poco seria per la­sciarla agli innamorati”.
Ancora un’altra citazione:
Le catene del matrimonio sono così pesanti che ci vogliono due persone per portarle, qualche volta tre.  Ed ecco, una’aggiunta del Profeta: “Qualche volta dieci, o tanti marinai”.

RELIGIONE
Il Profeta e l’insegnamento della Religione
(“Colloquio tra il Profeta ed un insegnante di Religione”)
Il Profeta: “Ora, mi viene da pensare. Da che scuola è scuola non s’è mai visto, mi creda, un solo prete parte­cipare a un solo consiglio di classe. Non che se ne sen­tisse, che se ne senta la mancanza. Al contrario. È un fatto. Comincia il consiglio e il verbalizzatore si appunta l’assenza del corvaccio, però spunta da sotto qualche vi­cepreside che sussurra cose come “lascia perdere, scrivi che è presente, comunque sarebbe giustificato”, quattro matrimoni e un funerale”.



Le malefatte di maneschi e pedofili travestiti da “religiosi” (e qui, l’autore mi deve consentire di “schermare” alcuni nomi troppo “in alto” .. lo faccio .. per lui).
Il profeta parla agli allievi, di scandali impuniti commessi in ambienti insospettabili.
“G.R, il trentennale direttore del Coro dei P. del Duomo di R: ciclico, reiterato ed evi­dentemente confortevole luogo di stupri scoperchiati con umano ritardo  (com’è conprensivo l’autore - profeta !!) e soltanto da chi li subì”. [..]

 Il profeta racconta di uno “scambio di opinioni” con una persona “massima” avvenuto in un suo immaginario passato di qualche secolo:
 Le impiccagioni  non si fanno, obiettai: "Ma lasciali vivere!”
 Fu Come cucinare un pollo a un vegetariano. Apriti cielo! Urlando, mi diventò più paonazzo del cappellino. (Che era bianco).
Allievo: “E la promessa di non torturarli?”.
Rispettata! Non li aveva mica toccati con le tenaglie, né  torturati con altro cavatappi. Li aveva puramente, pro­saicamente, direttamente appesi per il collo. Ci aveva la vocazione, lui e quando seppi che aveva fatto impiccare alcuni suoi oppositori gli dissi
: “Ma vattene a quel paese" gli dissi, “zappaterra calzato!”. “Mi espulse dall’Urbe con bolla pontificia. Ne fui lieto, e mi sbrigai pure. M’era venuto un profetico bruciorino al collo” (avvertiva già la corda?)

La “Vita” nella visione del profeta
Il Profeta. “La vita è una baldracca anomala che se ne frega delle tariffe: inutile sventolarle banconote, t’apre le cosce quando sei sazio o malato, e te le serra a cintura quando t’ammaleresti pur di saziarti”.

 Analfabetismo, dove meno te lo aspetti

Il profeta ad un allievo parlando dei giudici  [ ... ] il presidente del CSM ha affidato tutte le sue speranze e le sue perplessità in merito alla futura classe di magistrati. Non è tanto un problema di vocazione o di senso civico, ci è parso di ca­pire leggendo tra le righe: quanto di grammatica di base”. (Non è vero che conosciamo qualche magistrato che è in “lotta continua” con i congiuntivi?)

 

L’economia moderna e il lavoro

(Il profeta parla dei truffatori travesriti da economisti)  Viventi,  I non vivi. I non morti. I Sospesi. (Fa lo stesso.) I latifondisti del Mercato, una volta impadronitisi del potere ufficiale, che tutto sommato possiedono già, faranno un paio di conti e risolveranno con  un giro di morra due problemi in uno: inoccupazione e manodopera”.

 [... ] “Fine delle case, fine dei costruttori, fine dei datori e fine dei dipendenti, anche precari: poco ma pesano pure quelli, vai con la spugna. Vuoi mettere: fine dei sindacati, pare che esistes­sero.”  

 La frammentazione dell’economia, figlia della vergogna di un sistema drogato, ...impedirà perfino l’accattonaggio.. Che senso avranno le industrie senza più commesse, le aziende senza più appalti, le opere pubbliche senza più erario, gli studi senza più clienti.


Immigrati
(Un allievo) «Ci parli dell’Esodo, Prof. Del Nordafrica in fiamme, delle anime perse, delle barche stipate alla volta di un porto di un gesto, di un solco che sia fuori dalla lista del lutto.
(Il profeta):  “Accendete un cero anche a loro. Anzi, prima di tutto a loro. [...], affinché restino, mettano su casa e radici qui. Affinché si riproducano. Affinché facciano dei figli in Italia, visto che loro ancora ricordano come si fa.
(Un allievo) “Ma il lavoro Prof?”
“Il
, il lavoro ci sareb­be o c’è. Ciò che manca, totalmente, è la strategia dello sviluppo, la volontà d’addestramento e l’etica del sudore”.



La legge sull’età di pensionamento.
 
“Gli ottantenni diven­teranno novantenni, poi centenari. Guideranno, solleve­ranno pesi, faranno file agli uffici, compileranno modu­li e assegni, sforacchiati da governanti figli di troia che colpiranno loro anziché sfiorare i (propri) capitali neri”.  [...]

I Politici:

 
(Il più alto in grado a livello provinciale, fa visita ad una “quinta per geometri”, tutti potenziali elettori, quindi, una "visita" a scopo elettorale):
«Signori! Signori. La pregiata Amm.ne che mi onoro di presiedere ha nella tutela del dialogo .. bla bla”.
Zia Mina «Anche perché i ragazzi di quinta sono tutti freschi maggiorenni, ergo potenziali clienti del biliardo eletto­rale di giugno. O no, presidente?» [...]

La prosa “acrobatica”

Il Profeta: “Faceva talmente freddo che cadevano a iosa baffi e basette, sicché disposi la distribuzione di ciotole per raccogliere i mazzi di pelo”. ....

Il Profeta a Zia Mina: «A piacer suo, donna; discutere con lei è come fare a gara di calci all’indietro con un mulo ubriaco”. ...

“Il Profeta restò da Morfeo come un cavallo che ha un gran bisogna di sonno e soprattutto di sogni, se vuole sognarsi vincente all’Arc  de Triomphe”. ...

 
La “PROSA”
Il dolore è come la solitudine: un gatto che ti abita in casa, rientri e lo trovi, ti veglia e lo sfami, ma non ti diventa mai amico. Nient’altro che questo ..[...]

 “Sapete perché,  ogni luna, ogni vita, ogni carezza è stupenda? Pensateci. Perché si  sa che finisce”. [...]

(Il Profeta).. divaricò le orecchie sottili. Cercò il suono della vita ... il mormorio bianco d’un rivo gelato. Cercò il suono della vita che fugge, e gli ci volle anche meno: il sibilo rauco d’un fischio sfiatato. Così cercò il suono del Tempo che va. Un’ebollizione confusa. ...
 
Era un’alba talmente fiera che persino il sole sarebbe sembrato un intruso, non fosse stato il padrone di quel cielo drogato dal blu.

 (Si parla del Profeta in procinto dell’addio) “Lui rise bambino, il capo all’indietro, gli occhi socchiusi, candida immune la chiostra dei denti, dal vano assalto degli anni. Ma poi quanti anni davvero contava? Mi accorsi di non aver mai realmente voluto pensarci”.

(Il Profeta era andato via per sempre e parla Zia Mina, l’amica di sempre.)
E allora va’, meraviglioso buffone, coi tuoi magnifici amici, se d’ali sei fatto allora vola lontano. Per te sono un alito gli anni,  per noi àncore e botte. Per te sono angeli i sogni, per noi solo calze bucate e strade di brace. Va’ verso tutti i tuoi prati, Profeta. Va’ in pace.

Ragazzi beh senza parole e “alziamo il boccale” !!
 
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