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mercoledì 10 aprile 2013

Corte Costituzionale salva la legge ILVA


 
La Corte Costituzionale ha dichiarata legittima la legge Salva Ilva
 


La Corte Costituzionale salva la legge salva-Ilva.

(Chi non ha seguito gli antefatti, in fondo a questa pagina troverà un breve sunto al riguardo).

La notizia

la Consulta conferma che l'impianto del decreto messo a punto dal governo e convertito in legge a fine 2012, è aderente alla costituzione” e respinge nella sostanza le tesi dei magistrati - secondo cui ben 17 articoli della Carta erano stati violati - dando ragione al governo e giudicando “in parte inammissibili, in parte non fondati i dubbi di legittimità costituzionale sollevati da Gip e Tribunale di Taranto.

Secondo i giudici costituzionali quella legge - che ha definito l'Ilva priorità strategica nazionale, le ha consentito di continuare a produrre e a vendere nonostante i sequestri dell'autorità giudiziaria - non è incostituzionale. (Ecco il vero motivo: Si vuol salvare l'Ilva, perché "priorità strategica)



Le motivazioni della corte costituzionale

Perché? Perché "non influisce sull'accertamento delle responsabilità derivanti dall'inosservanza dell'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale", un atto amministrativo, per il quale sono possibili "gli ordinari rimedi giurisdizionali previsti dall'ordinamento".

Ma soprattutto “perché non incide sull'accertamento delle responsabilità nell'ambito del procedimento penale" in corso a Taranto, sentenzia la Consulta; smontando così le posizioni dei magistrati, che invece avevano insistito sul fatto che il legislatore avesse calpestato i poteri dei giudici, annullando, in concreto, i provvedimenti di sequestro preventivo, prima dell'area a caldo e poi dell'acciaio prodotto.

Su questo punto in udienza, hanno fatto leva sia gli avvocati dello Stato sia i legali dell'Ilva. Le norme "non hanno inciso sulla funzione giurisdizionale né sui sequestri", ha detto l'avvocato dello Stato Maurizio Borgo, e la sua collega Gabriella Palmieri ha definito la legge "un mosaico equilibrato, in linea anche con i principi comunitari". (Nessun cenno sull'importanza prioritaria della salute).



I pareri del Procuratore Sebastio, del ministro Clini e di Angelo Bonelli


 
Franco Sebastio (Procuratore di Taranto): "Le sentenze della Corte si rispettano e non si commentano", afferma il procuratore di Taranto.
Corrado Clini (ministro dell’ambiente): "La decisione impegna tutti a proseguire con rigore e rapidità nel risanamento ambientale",
Angelo Bonelli dei Verdi
(e consigliere comunale di Taranto) si dice "addolorato e angosciato per il futuro dei cittadini di Taranto".




 Il parere del legale dell’ILVA

Luisa Torchia, legale del gruppo siderurgico, ha sostenuto che "la norma non garantisce alcuna immunità all'azienda": in altre parole, nessuna legge 'ad Ilvam'.

L'udienza si è svolta a pochi giorni dal referendum sull'Ilva indetto a Taranto per domenica prossima e mentre nell'aula della Consulta si discuteva il caso, di fronte a Montecitorio un gruppo di cittadini di Taranto manifestava con un sit-in.

Non accolti dalla consulta la costituzione di parte civile del Wwf, della Confindustria e della Federcaccia (per chiederne il rigetto) , ma le istanze non sono state accolte perché tutti e tre i soggetti non sono parti in causa nei procedimenti penali.

 

Per chi non ha seguito i fatti che hanno portato a questo ricorso, li riassumiamo:

L’antefatto

Come è noto, il tribunale di Taranto, aveva posto in essere, diversi provvedimenti, tendenti a bloccare o, comunque, a ridurre l’impatto ambietale dell’ILVA
, dimostrando che nella stessa industria, non erano state poste in essere tutte le tecnologie, tendenti a ridurre i danni per la salute dei lavoratori e dei cittadini limitrofi; anzi era stato  dimostrato il comportamento delittuoso di dirigenti e propritari che avevano aggravato questo stato di cose.

I provvedimenti adottati dal tribunale, erano stati diversi,tra cui il sequestro dell’aria a caldo, la limitazione dello scarico dei minerali, il sequestro dell’acciaio prodotto e via dicendo.
Intervenne così il decreto salva ILVA che sotto “l’ombrello” della nuova AIA, aveva di fatto esautorato il tribunale di Taranto per i provvedimenti di sequestro dell’aria a caldo, e del sequestro dell’acciaio prodotto.


Il tribunale di Taranto ricorreva alla corte costituzionale, chiedendo una pronuncia della stessa corte per fondati dubbi di incostituzionalità di detta legge, che di fatto, anteponeva il diritto a “produrre”, rispetto a quello costituzionalmente preminente della salute, asserendo che detta lege “calpestava” ben sette articoli della costituzione.

Ebbene, con diverse sottigliezze giuridiche, la consulta ha di fatto respinto in blocco detto ricorso.

Ora, i giudici tarantini hanno “le armi spuntate” e i cittadini sono ormai indifesi, rispetto allo strapotere di questa industria. Una pagina dolorosa per i cittadini di Taranto e Statte. Tra l’altro, proprio di ieri è la notizia che in alcuni bambini stattesi, sono state trovate tracce di piombo, molto nocivo alla salute; ma di questo parleremo più diffusamente in un’altra paginetta. 




Quale altra strada, per avere giustizia? Forse la corte dell'Aia o forse un atteggiamento ancora più intransigente, da parte dei giudici di Taranto, nell'ambito delle loro, pur monche, competenze.


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